top of page

Un orrore finanziario

Immagine del redattore: Michele Lo Foco
Michele Lo Foco
10 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

A cura di Michele Lo Foco.



Da giugno ad agosto il cinema italiano rappresenta il 3% dei ricavi sala, fagocitati da due blockbuster americani Odissea e Spiderman cui si deve invece l’incasso record.


Non lo dico io ma lo scrive in un articolo molto preciso Cristiano Bolla  per Box Office, che di solito cerca di allinearsi alle politiche governative e di ammortizzare le situazioni negative.


Questo dato rappresenta meglio di qualunque altro la differenza tra esercizio e produzione/distribuzione, testimoniando che le sale guadagnano comunque, e non si preoccupano di null’altro, mentre la settima Arte del nostro paese vive una profonda crisi che i film di Zalone mascherano, ma quando non ci sono, emerge, nella sua gravità.


Problema principale, lo ripeto fino ad esaurimento delle parole, la sciagurata legge Franceschini e la successiva assuefazione da parte della gestrice del settore Borgonzoni alle medesime logiche, che hanno portato l’attenzione creativa a soccombere alla ricerca delle sovvenzioni Tax Credit ed alla totale mancanza di controlli a cominciare dalla “eleggibilità” dei budget, parole inventata per mascherare l’attività di monitoraggio dei costi che in realtà non viene effettuata, rendendo qualunque costruzione finanziaria, anche se incredibile, la base per calcolare il Tax Credit.


In questi anni le strutture più significative hanno collaborato a dare dello scenario industriale una falsa rappresentazione, a partire dalle associazioni che hanno rinunciato a combattere contro la spendita artefatta delle sostanze statali, prima tra tutte l’Anica di Rutelli, che ha assunto le sembianze del suo presidente per condurre una politica di asservimento alle mayor e di ipocrisia filmica, trascinando nell’esaltazione del nulla anche la povera CNA nata per difendere i deboli e diventata la terza gamba delle congregazioni legate alla sottosegretaria.


Quanto sopra si è trasformato inevitabilmente in un film dell’orrore finanziario, nel quale sono finite quali vittime quasi tutte le medie/piccole imprese, prigioniere tra le insolvenze ministeriali, create da un abuso del Tax Credit da parte soprattutto nei gruppi esteri, e la morsa delle banche che, stufe di aspettare i contributi, hanno deciso di chiedere il rientro delle anticipazioni, pur sapendo che la gran parte delle clienti debitrici hanno ben poco di più di un credito verso lo Stato.


Si innesta così un circolo vizioso, le banche accendono la luce rossa, le medie/piccole aziende cominciano a non potere esibire un DURC illibato, i fornitori danno segni di inpazienza e il ministero comincia a tergiversare burocraticamente.


Vittima principale di tutto questo è la qualità del prodotto, che ha bisogno di un produttore sereno e attento, di elaborati predisposti da veri autori e non da principianti, di registi pagati regolarmente, di troupe pagate regolarmente, mentre a condurre le operazioni ci sono commercialisti o trafficanti di Tax Credit che pensano solo ai soldi.


Il risultato è semplice: dopo aver percorso tutte le strade dei contributi selettivi, Tax Credit, Film Commission, e soprattutto Rai Cinema, divenuta uno strumento primario della costruzione, il produttore si accontenta di incassare la producer fee e le spese generali, che insieme compongono più o meno il 15% del budget, e per qualche giorno cercano un distributore generoso o complice per far circolare il prodotto, o una qualunque piattaforma per consentire al film di esistere.


In assenza il film finisce nel cassetto che non apre nessuno; quando va bene esce in qualche sala, ottiene  risultati ridicoli e sparisce, perché la sala ne ha decretato l’inutilità.


Eppure non era difficile prevedere il finale di questa legislazione, tanto che anni fa, a testimonianza degli errori precedenti e successivi, scrissi un libro dal titolo “Morte del cinema italiano”.


Ancora oggi, in assenza dell’intervento della magistratura a sanzionare il “Sacco di Roma” da parte di alcuni gruppi soprattutto esteri, il tax credit rimane il sacro graal che tutti cercano o per salvarsi dal fallimento o per acquistare uffici e yacht, sempre ovviamente mettendolo in conto ad uno Stato distratto o complice.

 
 
 

Commenti


Salvis Iuribus​

Le opinioni espresse in questo sito sono personali dell'autore e non rappresentano necessariamente quelle di altri.

©2025 by Salvis Iuribus. Creato con Wix.com

bottom of page