Il ricordo di Tinto

A cura di Michele Lo Foco.

Lungi da me fare il critico cinematografico, ma leggendo gli articoli esequie sulla morte di Brass, descritto ovunque come il re dell’erotismo, avendolo assistito legalmente per lunghi anni, ed essendo suo testimone di nozze, non posso non correggere questa impostazione semplicistica e deviante.
L’erotismo è una sensibilità borghese, silenziosa e insinuante, normalmente seria, che nasce anche da piccoli particolari del corpo e dell’agire, connessa con la fragilità emotiva delle persone e come tale cangiante.
Nulla di tutto questo riguardava Brass.
Il suo modo di esprimersi era esattamente al contrario, clamoroso, sfacciato, surreale, carnascialesco, e decisamente antiborghese, perché Tinto era nel profondo del suo istinto, diciamo anche nell’inconscio, un vero veneziano, che rifiutava le regole di una società puritana a fronte di una libertà totale di esprimere quello che tutti trattengono normalmente nel proprio intimo e che diventa un pruriginoso stato di tensione emotiva.
Lolita è un esempio di erotismo coltivato lentamente, mai sboccato, forse mai sbocciato veramente, mentre le donne di Brass sono impudiche, si mostrano tra seni e sederi, non si vergognano, diventano icone della passionalità sfrenata mai nascosta, guidano gli uomini verso il sesso che non è coltivato ma istintivo, represso, infantile, stupido talvolta.
Brass era un formidabile veneziano, perché Venezia è un’isola che coltiva modi d’essere racchiusi tra canali, acqua, silenzio autorevolezza, e nebbia, che conserva la sua personalità per coloro che l’hanno vissuta da bambini e che non l’hanno più dimenticata. Tinta, la moglie di Brass, era una Cipriani, anch’essa espressione della Venezia più caratteristica, compagna del regista senza un’ombra di gelosia; anzi, condividendo con lui l’immagine porcellonesca, lo spingeva nelle occasioni pubbliche a distinguersi dalla massa dei vergognosi.
Era il suo motore familiare, non bello ma complice, non erotico ma sfrontato.
Caterina Varzi la sua seconda moglie, ricca di complessità di studi, bella e affezionata, anch’essa immune dal germe della borghesia che pure aveva provato, è stata colei che ha consentito a Tinto di arrivare felice a 93 anni, levandogli i pensieri negativi e diventando la sua musa virtuale, la sua donna ideale.
Tutti vorrebbero lasciare la terra in questo modo.
Ecco Tinto, non il re dell’erotismo ma l’antiborghese veneziano che aveva scelto la nudità delle donne per “epater les bourgeois”, donne che ricompensava con una fama imperitura ancorché difficile da sopprimere.
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