Un direttore indimenticabile
- Michele Lo Foco

- 29 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
A cura di Michele Lo Foco.

Lasciando per un attimo da parte le polemiche sullo stato del settore, che mai ha raggiunto livelli di inefficienza come quelli attuali, è doveroso rivolgere un pensiero e un ringraziamento ad una persona che ha dedicato al cinema gran parte della sua attività bancaria e che con la serietà e l’onestà che lo caratterizzavano, ha accompagnato le società di produzione e di distribuzione nel complesso iter lavorativo di allora, dando a tutti coloro che la meritavano quella fiducia che oggi è introvabile.
Saverio Frezzini che oggi combatte tra la vita e la morte, aveva la capacità di guardare le persone negli occhi e di valutarne le capacità, anche se i momenti sembravano preannunciare il peggio. Non aveva paura di rischiare ed era capace di farlo, e mai avrebbe abbandonato un cliente in difficoltà, a costo di anticipare l’esito di contratti che gli avrebbero consentito di salvarsi.
Con un timbro di voce tenorile, parlava sempre in modo da essere ascoltato da chiunque; non sussurrava e non nascondeva, e pur rimanendo tutto sommato nell’ombra della produzione cinematografica, riusciva a gestire i risultati nell’interesse dell’Istituto, che era la Bnl di una volta, ma mai sulla pelle dei clienti.
Di persone come Saverio Frezzini c’è un gran bisogno sempre, perché, come dicono gli economisti, prima bisogna trovare l’uomo e poi gli si può mettere intorno il settore, e oggi in particolare, con il Ministero nel caos senza un direttore, senza regole certe e funzionali, di strutture come il credito ordinario Bnl e la Sezione autonoma di credito cinematografico, si sente un bisogno estremo.
Saverio Frezzini, Pietro Binetti, Luigi Cecconi, hanno rappresentato il volto positivo e rassicurante del credito specializzato per lunghi anni. A loro il plauso di chi conosce questa materia e crede ancora che il cinema sia un settore economico e culturale e non solo un modo per depredare lo Stato.
Il mondo bancario, a seguito della infelice chiusura della Sezione Autonoma di Credito Cinematografico, non ha più trovato un modo professionale e specializzato per raccogliere le istanze dello spettacolo.
In realtà, lo può dire chi come me ha frequentato per motivi familiari molti bancari, gli Istituti di Credito non hanno mai amato il cinema perché ha risultati aleatori, è sottocapitalizzato, vive di illusioni e raramente di risultati.
I funzionari della BNL, e alcuni del Banco di Spirito, dedicati alla cinematografia non godevano di prestigio bancario ma si dovevano accontentare di essere invece, per il settore, elementi centrali e inevitabili.
Le tecniche utilizzate allora dalla Sezione per valutare ed erogare erano tecnicamente ineccepibili, e sembra impossibile che il Ministero non abbia ereditato o semplicemente copiato alcune delle loro semplici funzioni.
Ricordo come fosse oggi il Dr. Luberto che partiva con la sceneggiatura sotto braccio per andare a controllare il girato, e tornava dopo aver visto se tutte le scene erano state realizzate o se alcune mancavano.
Sembra incredibile visto che da anni, da tutto il mondo, vengono ad arraffare i contributi statali perché non esistono controlli!
Ma la BNL non è più la stessa banca, è diventata francese, e il Banco di Santo Spirito non esiste più.
Con loro si è estinto il credito specializzato, quello vero, legato ad una grande legge, la 1213, che ha consentito al nostro paese, per decenni, di armonizzare l’interesse pubblico e quello privato.
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