La dignità perduta
- Michele Lo Foco

- 3 giorni fa
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A cura di Michele Lo Foco.

Quando manca la dignità tutto è possibile: questa semplice sentenza filosofica mai come ora sta trovando applicazione nel mondo dello spettacolo ormai sovrastato e imprigionato dalla comunicazione che oltre che essere un meccanismo per procurarsi soldi, da Berlusconi in poi è diventato un mezzo per distrarre le coscienze e non farle riflettere su aspetti della vita molto preoccupanti.
Una volta, ma non tanto tempo fa, una donna era apprezzata per il suo comportamento dignitoso, che voleva dire un insieme di riservatezza, di intelligenza e di serietà, fermo restando che la bellezza compariva comunque tra le dot. La bellezza è un talento, un patrimonio che la natura concede a pochi e che non può non essere notata e apprezzata.
Ma in questi anni di mondo liquido, nei quali tendenze, affinità e spettacolo hanno invaso la morale, della dignità non è rimasto nulla, e siamo circondati da testimonianze spettacolari di comportamenti vergognosi che tali non sono più, in quanto l'abitudine ha reso le persone indifferenti o peggio affascinate da chi con la massima tranquillità fa a pezzi se stesso e il proprio mondo.
Ultimo caso è Corona che ha tolto il velo dai comportamenti di un potente dello spettacolo, cui è stato concesso anche di dirigere opere, che da anni costringeva coloro che volevano partecipare al Grande fratello a impicci sentimental/sessuali .
Certo Corona non brilla per comportamenti virtuosi, ma evidentemente qualcosa della integrità del padre gli deve essere rimasta, anche se sovrastata dalla bulimia di soldi e dalla mitomania, che certamente sono state alimentate se non addirittura create, dalla frequentazione di Mora che è certamente l'esempio più fulgido della depravazione omosessuale.
Immagino che i soldi procurati da Mora abbiano giocato un ruolo determinante, e posso capire che a ventidue/tre anni, trovarsi in un mondo berlusconiano pieno di star e di programmi, di occasioni e di vacanze possa aver modificato quel tanto di buono che può esserci in un carattere. I soldi sono gli idoli della attuale religione, quell'elemento capace di ammortizzare gli orrori delle situazioni in una assoluta analgesia, come nell'immagine di Mora che si fa massaggiare i piedi dai suoi valletti.
Sono altrettanto sorprendenti quel numero di influencer, attricette, presentatrici che fanno a gara ad elencare tutti coloro con i quali hanno passato una o più notti, in fondo come facevano in un periodo dimenticato i veri playboy per accreditarsi con Novella Duemila. Sembra quasi che essere state con due tre, quattro calciatori sia il curriculum necessario per accreditarsi, quasi volendo far supporre che c'è spazio per tutti, basta possedere soldi e meglio ancora popolarità.
Lo spettacolo, il cinema, risente di questo clima, perché se una volta le attrici erano in testa ai desideri delle persone, oggi qualche scena di nudo, cui si prestano incoscientemente le nostre veterane, non smuove nulla, anzi sembra una stantia ripetizione delle vecchie logiche di quando le docce delle Fenech portavano successo a Luciano Martino.
Lo stesso Sorrentino, dopo aver spiattellato il nudo nazionale sulla carena di un gozzo, ha pensato bene di cambiare oggetto facendo un film pubblicitario su una modella giovanissima e molto sexy.
Monica Guerritore ha fatto un salto doppio carpiato sfidando la morale, l'età e le aspettative, e in fondo sorprendendo i benpensanti e le signore agée che da quel momento hanno cominciato a guardarsi intorno. D 'altra parte la Francia, che ci precede regolarmente, aveva già vissuto l'affaire Bettencourt e le paturnie della donna più ricca del mondo.
Bertolucci erano anni che cercava di ravanare negli atteggiamenti torbidi dei giovani senza ottenere grandi risultati, salvo un generale apprezzamento per il maestro.
Il cinema in definitiva fa fatica a cambiare pelle, ci riesce solo Nunziante con una forma moderna di comicità e pochi altri, mentre i registi tradizionali non riescono ad uscire dalle sabbie mobili degli attori graditi a Rai e dalle tematiche gradite a Rai, perché a Netflix nemmeno a parlarne, ci vuole ben altro che una disperata ricerca del tax credit, il veleno inoculato da Franceschini nel settore.
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