La parola “cinema”
- Michele Lo Foco

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A cura di Michele Lo Foco.

La parola “cinema” esprime una varietà di componenti che non hanno una loro autonomia se non esaminati con attenzione. Cinema è sala cinematografica, ma anche film, opera artistica, luogo di svago, spettacolo per bambini, rifugio.
Il proprietario delle sale è un commerciante che offre un prodotto immateriale, ma rimane un operatore che ha bisogno di vendere e che non può non vendere i suoi biglietti, perché diversamente il suo spazio si degrada ed esce dal circuito vitale del commercio.
Pertanto l’esercente deve trovare un suo stile, una modalità di offerta al pubblico, deve in qualche modo essere rappresentativo di un certo genere di “cinema”, ed ecco che la parola assume un altro significato, quello di opera creativa, di novità.
L’esercente può desiderare che la sua sala sia considerata di ottimo livello, che il pubblico vada quasi ad occhi chiusi a vedere il suo prodotto, perché è un prodotto scelto con grande cura.
Ma l’esercente può anche scegliere di proiettare film popolari, quelli che si sa già sono di moda, o che non possono non piacere, e rinuncia a selezionare prodotti artistici: in fondo quello che conta è riempire gli spazi.
Ecco che la parola cinema prende due direzioni: la prima è quella di assicurarsi il prodotto straniero di grande livello, il cartone straordinario, il grande capolavoro, disinteressandosi del prodotto nazionale o trattandolo con diffidenza. La seconda è privilegiare buoni prodotti nazionali contando sulla presenza di attori conosciuti e buoni registi.
E poi c’è Zalone, o meglio Nunziante/Zalone, che dimostrano che il cinema è al contrario lo spettacolo unico che riunisce tutto il pubblico esistente, cioè anche quello che al cinema non va mai, ma a questo film non può rinunciare.
Nunziante/Zalone sono la soluzione finale, che rivaluta la figura dell’esercente portandolo ai limiti della creatività e trasforma un attore ed un regista in straordinari esercenti, cosicché non vi è più strategia né indecisione ma un unico grande indubitabile “cinema”.
Nunziante/Zalone hanno rivoluzionato la logica dello spettacolo e lo hanno fatto demolendo le regole base, niente attori famosi, nessun effetto speciale, nessuna nudità; solo una sceneggiatura pensata con cura, diversa, irriverente, che il pubblico non si aspetta, ma che riflette il pubblico, una sceneggiatura semplice.
Con questo strumento Nunziante/Zalone hanno riportato la parola “cinema” a quello che una volta era il nucleo centrale del nostro grande settore, quello che tutti ricordano con nostalgia, quello che riuniva e non separava, che andava bene ai bambini ed ai critici e che in definitiva divertiva senza cercare altro.
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