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La spiegazione logica

  • Immagine del redattore: Michele Lo Foco
    Michele Lo Foco
  • 13 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

A cura di Michele Lo Foco.


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Non ci vuole una particolare competenza per prendere atto che lo spettacolo italiano, cinema e televisione,sono interamente in mani straniere grazie alla politica prima di sinistra e poi di destra.


Eppure sembra non interessi a nessuno ,ed in particolare alle associazioni di settore ormai deponziate o da presidenti collusi o peggio dormienti.


Il tax credit ha ormai completato il suo compito principale, quello di modificare il dna della produzione, rendendo questo settore una specie di zona franca nella quale i principali protagonisti, come fossero i cartelli colombiani, si spartiscono i soldi pubblici senza nessuna vergogna, anzi con qualche applauso.


I Cartelli produttivi hanno nome e cognome: Cattleya del funambolico Tozzi (abilissimo nel sembrare italiano) è tutta del gruppo inglese ITV studios e ha capito che l'affare più semplice e redditizio era realizzare fiction. Non da meno Palomar, del gruppo Mediawan, attiva in televisione più che nel cinema, ovviamente per faticare meno. E che dire di Wildside posseduta da Fremantle, di Groenlandia governata da Banjiay, di Indiana, strumento del gruppo Vuelta, che si è impossessata del nostro principale attore e del nostro principale regista, per non parlare di The apartement e di Picomedia sempre controllate da Fremantle. Questi Cartelli gestiscono l'ottanta per cento del settore produttivo, ed alcuni sono massicciamente presenti anche nei programmi non fiction delle televisioni free, che per ora non hanno tax credit, ma non si sa mai.


Negli ultimi mesi, grazie a qualche scandalo e al lavoro dei magistrati, finalmente è cominciato ad emergere che gran parte del tax credit viene creato da fatture addomesticate, che dopo qualche giro creato da commercialisti esperti, e fedelmente illustrato dal Sole 24 ore, moltiplicano i costi dei prodotti in modo da aumentare proporzionalmente il contributo statale.


Ma i colpevoli non sono ancora stati ufficializzati, e nel frattempo il tax credit continua a galoppare, perché, lo sanno bene i politici, per modificare la legge franceschini ci vuole un'altra legge, e il viaggio è lungo, molto lungo.


Quindi chiacchiere, il settore è sommerso di lamentele, di ammissioni, di sensi di colpa, soprattutto di buone intenzioni, ma in realtà non è cambiato nulla salvo un aumento della burocrazia, perché i funzionari dedicati hanno percepito il pericolo di essere accusati.


Risultato: i Cartelli produttivi, ricchissimi anche di personale, fanno fronte alle richieste, mentre i piccoli produttori indipendenti, quelli che ancora sopravvivono, non sono in grado di controllare burocrazia, banche aggressive, bandi , e poi di realizzare un film, che dovrebbe essere il primo obiettivo ed invece è l'ultimo.


Ma dopo aver starnazzato per qualche giorno ai piccoli non è rimasta nemmeno la voce, e mentre Zalone umilia gli intellettuali, i critici, i politici con un semplice sistema, quello di far ridere veramente, tutto il resto del cinema annaspa per superare centomila euro d'incasso, sempre nella speranza che il Ministero paghi gli arretrati.


Zalone, come Montalbano o Don Matteo sembrano prodotti italiani, ma non lo sono, fanno finta di esserlo, o meglio qualcuno fa in modo che lo sembrino, e nel frattempo i Cartelli si gonfiano di fatturato e di contributi.


Ora a tutto questo, come sempre nella vita, bisogna dare una spiegazione logica: sono anni che presento esposti alla magistratura, ho scritto un libro sulla morte del cinema italiano, ho pubblicato decine di articoli, sono stato in trasmissioni televisive, mi sono inimicato i potenti, eppure il tax credit è sempre lì, subdolo, progressivo, amato dalle banche più avide che sono le principali complici del sacco di Roma.


Il cinema è stato consegnato alla Lega, questo è chiaro nelle ripartizioni governative, e nessuno glielo può togliere, sfidando la furia di Salvini, e la Lega difende i grossi, grandi e potenti che si sono adeguatamente prostrati, eliminando l'unico che non lo aveva fatto, Iervolino, troppo internazionale per curarsi della minestra nazionale.


Pertanto, anche se sono da sempre un liberale, anche se ho combattuto lo strapotere della sinistra, non riesco a far passare un concetto semplice, che è quello di credere che anche la destra debba aiutare i più deboli, che i soldi statali debbano essere prevalentemente tutelati, che il cinema si fa con le  sceneggiature e non con il tax credit moltiplicato per dieci, e che anche a destra ci sono persone per bene.

 
 
 

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