La paralisi
- Michele Lo Foco

- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
A cura di Michele Lo Foco.

Terminato nel migliore dei modi, il periodo natalizio, con la prevedibile conquista da parte di Zalone del primato cinematografico, il settore è planato, anche rapidamente, verso una totale inconsistenza dei titoli nazionali, lasciando agli ottimi film stranieri, tra i quali i cartoni animati, il compito di tranquillizzare gli esercenti.
Ma l’assenza dal mercato di titoli nostrani, pur nel silenzio colposo dei vertici politici, dimostra, per chi è capace di analisi approfondite come Isicult, che il settore è ormai ostaggio di alcuni grandi gruppi, soprattutto stranieri, che si sono impossessati di tutto, e quando intendo tutto voglio indicare le sale, la distribuzione, la televisione, i contributi, e alla fine anche i festival che contano.
Il silenzio politico di questi mesi, l’assenza di interventi, l’approvazione di un riparto statale che è lo specchio di una volontà maligna, sono la dimostrazione che ormai quello che è stato ordito in questi anni di Tax Credit manipolato ha raggiunto il suo scopo, cioè quello di eliminare le medie piccole imprese e lasciare spazio aperto solo ai grandi gruppi, che nell’indifferenza assoluta si sono comprati non solo le quote ma anche l’anima delle strutture del nostro paese, perché assieme all’anima hanno ingurgitato contributi statali, l’ enorme massa di denaro concessa alla televisione di Stato, ma anche l’attenzione e la cultura dei nostri giovani, lasciando ai vecchi solo i rottami di trasmissioni storiche ormai prive di qualunque sapore.
Le piccole medie imprese, quelle che erano capaci di costruire un cinema di livello, sono rimaste intrappolate nelle maglie della inflessibilità bancaria, nelle sabbie mobili della burocrazia ministeriale, nei ritardi ormai infiniti delle erogazioni, ed è venuta meno quella attenzione ai soggetti e alle sceneggiature che hanno fatto grande cinema Italiano dei tempi e grandi gli interpreti di quel cinema.
Oggi è necessario non più un grande attore, non più uno sceneggiatore di talento, ma l’amicizia di un membro della commissione cultura, o della commissione selettiva, o di qualcuno che sappia manovrare dentro l’intricate richieste del tax Credit, o che possa intuire che ne sarà degli automatici: il film è l’ultimo problema, perché qualora il povero produttore indipendente riesca a superare tutte le difficoltà e si illuda di aver coperto il costo del film, non gli rimane il fiato per dedicarsi alla narrazione, ma deve correre per rispettare tutte le date previste dalla burocrazia e deve accontentarsi di qualche attorucolo che se la sente di lavorare per pochi soldi e poche comodità.
Il risultato non può che essere modesto, la modestia non si coniuga con la distribuzione, e la mancata distribuzione non si coniuga con l’acquisto da parte della televisione, che improvvisamente quando deve misurarsi con un produttore miserabile, diventa inflessibile, o avara, o anche irraggiungibile.
Quanto è più semplice acquistare un grande film straniero da una società amica, che non deve fare altro che doppiare il film e farlo distribuire da chi lo sa fare! Tutti guadagnano perché i soldi sono sempre statali, non c’è un penny che provenga dalle tasche private, il rischio è azzerato.
In definitiva dobbiamo prendere atto che una volta l’anno Nunziante ha l’incarico di riequilibrare le percentuali di film nazionali, e per il resto che siamo stati comprati dai paesi tecnicamente avanzati e non possiamo reagire per mancanza di soldi e di coraggio.
E’ in atto la paralisi dello spettacolo.
Commenti