I contributi selettivi e il caso Regeni
- Michele Lo Foco

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A cura di Michele Lo Foco.

Sbagliando, la sinistra fa del caso Regeni un fatto politico invece di protestare perché sono venuti meno tutti, ma proprio tutti, gli aspetti tecnici, che sono, o dovrebbero essere, alla base della valutazione della Commissione preposta, e dalla quale i membri più autorevoli si sono già dimessi.
Ne parla in modo corretto Thomas Mackinson su “Il fatto quotidiano” che spiega innanzitutto l’argomento, che non tutti conoscono, e poi individua in maniera chiara le macroscopiche attribuzioni di denaro pubblico, ancor meglio descritte da Insicult di Angelo Zaccone, a prodotti di una tale modestia da far comprendere che quelle norme di legge inventate dalla sinistra di Franceschini per favorire alcuni gruppi, vengono mostrificate dalla destra per favorire altri gruppi, che però non hanno nemmeno quel minimo di elementi che renderebbe credibile la commedia dei contributi statali.
Mentre tutti i giornali pubblicano la statistica secondo la quale un italiano su cinque sarebbe vicino alla povertà, la Commissione ministeriale attribuisce 1 milione di euro ad un bio-pic dal costo incredibile di 7 milioni di euro sulla vita di un cantante napoletano di cui non interessa nulla a nessuno, e 800.000 euro a "Toni Pappalardo" per la regia della mummia Pingitore, ben sapendo che il Bagaglino è morto e sepolto da anni.
Viene premiata l’Arcuri ben conosciuta per le sue doti fisiche e per le sue frequentazioni di destra, ma non certo per le sue capacità recitative e invece non passa l’Archibugi né Margherita Ferri, comunque registe di valore, e soprattutto non passa la sceneggiatura di Bertolucci, scritta poco prima di morire nel 2018.
In quest’ultimo caso la Commissione non ha voluto tributare al maestro un doveroso riconoscimento, forse perché la società che lo ha presentato non aveva gli appoggi giusti o perché Pingitore è di destra e Bertolucci è di sinistra, come Fandango o l’Archibugi, né quasi tutti quelli che contano un minimo nel settore. L’amministrazione di destra, dopo lunghi anni di dominio della sinistra, si prende le sue rivincite, ma non ha avuto il tempo di chiamare a raccolta le menti migliori, si è accontentata di affidare le sorti della cultura a chi colto non è e come tale non conosce i percorsi che conducono né al successo né all’arte.
Così la mancanza di strategia, l’assenza di nomi di peso, la incapacità di valorizzare libri e sceneggiature, conducono ad un risultato diverso, politico, deviando dai binari della cultura per finire su quelli della corruzione che è poi sempre il preambolo della sconfitta. Il problema non è Regeni, perché una volta scelta la strada dell’amicizia con l’Egitto ha anche un senso mantenerla e il Governo non può smentire se stesso, ma se si vuole dimostrare di essere padroni del campo tramite una Commissione compiacente bisogna anche, ogni tanto, indovinare capacità e contenuti e creare strategie che conducano a riflettere e non a farsi male.
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