L’acqua alla gola
- Michele Lo Foco

- 18 ore fa
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A cura di Michele Lo Foco.

La situazione che si sta delineando nel settore produttivo e ormai molto chiara: le piccole medie imprese sono quasi tutte, se non tutte, con l’acqua alla gola mentre le major straniere o finte italiane proseguono nell’accaparramento di contributi, con l’aiuto delle grosse banche, e di appalti Rai.
É oltretutto chiaro che l’unica risorsa spendibile è il tax Credit definitivo mentre i contributi selettivi e automatici sono totalmente ignorati dagli istituti di credito, che non si fidano dello Stato e dei suoi tempi di erogazione.
Lo Stato si difende con la burocrazia, continuando a chiedere documentazione e contestando quella esistente, o preferibilmente non rispondendo alle istanze.
I funzionari del Ministero della Cultura sono prevalentemente stressati, e mentre alcuni si dimettono o pensano di farlo, altri cercano di evitare troppe responsabilità ed altri ancora fanno finta di esserci.
Mai si era visto, anche nei periodi peggiori, un simile caos e mai era nata la consapevolezza, attuale, che nulla possa modificare lo stato delle cose.
Borrelli che li aveva navigato tra i decreti con un’abilità che solo la permanenza nel suo posto gli aveva consentito, ma era un giocoliere che sapeva che stava difendendo l’indifendibile e che a perdere erano le medie, piccole e piccolissime aziende mentre lo Stato si stava indebitando oltre ogni limite.
I grandi gruppi, prevalentemente stranieri, avevano e hanno una sola incrollabile certezza: lo Stato alla fine dovrà pagare tutto, anche quello che non ha senso, anche quello che la contabilità ha inventato, anche gli imbrogli filmici.
Lo Stato non può fallire, deve pagare anche gli importi che le grandi banche hanno anticipato. Nelle more, gli scandali sono solo un argomento giornalistico: qualcuno ha annullato la delibera della commissione per i selettivi che ha bocciato il documentario su Regeni e promosso Pingitore? Assolutamente no, va tutto avanti come da programma: si sono dimessi in quattro, ma gli altri 11 commissari sono rimasti. Poi l’eco delle delibere pian piano si attenua, nessuno pensa più alle “Fettuccine di Alfredo”, l’Arcuri è uscita in sala e immediatamente riuscita, si passa ad altro, e nel frattempo il Tax Credit si accumula nelle tasche dei potenti che non temono la burocrazia.
Un altro aspetto da considerare, e normalmente trascurato dagli analisti, è che il nostro paese è posseduto dagli stranieri.
Più di metà delle sale nazionali sono nelle mani di fondi americani e cinesi e le distribuzioni, oltre alle produzioni, sono gestite da potentati stranieri.
Siamo tutti contenti se “Il diavolo veste Prada 2” supera i 20 milioni di euro, ma ci scordiamo che gli utili del successo non restano in Italia, che può godere solo delle spese di distribuzione che però nessuno si preoccupa di controllare.
Tra la major straniera e la sua filiale italiana le percentuali contrattuali del lavoro svolto nel nostro paese sono certamente molto inferiori a quelle praticate dai nostri pochi distributori, cosicché tolte le spese, gli utili prendono al volo e spariscono all’estero.
Se poi ci aggiungiamo le percentuali dovute alla sala posseduta dai fondi, allora il calcolo peggiora.
Ma il cinema coglie il trionfo dei film stranieri come forse il risultato di una industria sana, e non si accorge che la verità è che siamo una colonia, nemmeno tanto apprezzata.
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