Il polipo
- Michele Lo Foco

- 30 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
A cura di Michele Lo Foco.

Chi come me ha vissuto le 10 stagioni di Cinecittà, da quando Morè riciclava le cambiali dei debitori nella storica S.p.A., fino alla strombazzata gestione Maccanico, leggendo le dichiarazioni del Ministro non può non avvertire un senso di sgomento ed un bisogno estremo di aria.
Cinecittà è come quel polipo che il pescivendolo sbatte sul tavolo per far vedere agli acquirenti che è vivo e fresco e poi lo ributta in acqua insieme agli altri.
Il problema è che la cultura non ha strutture salvo quei capannoni tenuti in vita dal ricordo di Fellini, e la politica ricorre ai capannoni ogni qualvolta compaiono all’orizzonte contributi statali.
Ecco che allora la struttura è straordinaria ed efficiente, e merita di essere accudita e rinnovata, ma poi viene venduta come baraccone di Stato, poi riacquistata perché rappresenta l’Italia, poi affittata agli stranieri perché giochino con il tax Credit, poi glorificata perché è un bene sociale.
Il Ministro non ha vissuto questa lunga storia, ma solo gli ultimi mesi, quelli nei quali la nuova amministratrice ha sostituito il formidabile manager Maccanico, che come ho sempre descritto fu nominato amministratore delegato dell’asilo nido quando aveva quattro anni.
Maccanico lo abbiamo visto a cavallo, sotto la doccia, a tavoli presidenziali, in palestra, ed era stato nominato, anzi confermato, da questo Governo, che ha anche nominato sia la Presidente dimissionaria Sbarigia sia gli attuali componenti del Cda, ripeto attuali.
Il Ministro ha nominato un nuovo Presidente, Sacconi, che è persona per bene, equilibrata, anche se non esperta, ma non si è reso conto che il disastro contabile cui Lui stesso si riferisce, e che è stato scoperto dalla nuova Amministratrice succeduta a Maccanico, è stato realizzato dallo stesso nucleo gestionale che è ancora lì. Inoltre, le politiche industriali sono state mirate unicamente all’utilizzo delle somme del PNRR, senza alcun ragionamento sui nuovi percorsi filmici e su quello che gli Studios americani hanno sviluppato e che non ha nulla a che vedere con la proliferazione dei capannoni.
Nella foga di impiegare i soldi, sono state individuate direttive antistoriche, basando gli investimenti prevalentemente sui nomi di attori stranieri bolliti che ancora fanno effetto in Italia, ma che in realtà sono attratti non dai capannoni ma dal tax credit, che nel caso delle major straniere è rimasto intatto e macroscopico.
Cinecittà viene presa oggi dal Ministro come il polipo e sbattuta di nuovo sul tavolo per far vedere che è viva e fresca, ma quanto durerà questa commedia?
L’indimenticabile Blandini commentò la vendita ad Abete dell’azienda con la frase che è rimasta nella storia: basta con i baracconi di Stato.
Sarà bene ricordarlo.
Commenti