Il contagio
- Michele Lo Foco
- 3 giorni fa
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A cura di Michele Lo Foco.

Man mano la crisi del settore sta erodendo anche le basi di quelle società che sembravano immuni dalla dilagante illiquidità del Ministero.
Non se ne parla, se non tra gli addetti ai lavori, e a livello mediatico lo spettro del fallimento aleggia solo tra le piccole medie imprese, ormai incapaci di una equilibrata gestione finanziaria.
Invece, mentre le banche fanno gara a chi fa più utili, addirittura ripartendoli più volte tra i soci, alcune aziende cinematografiche privilegiate dalle Commissioni e dalla Rai, massacrate da interessi usurai, cominciano a temere il peggio, pur esibendo un programma produttivo di livello significativo.
Da cosa dipende questo peggioramento?
La crisi, come una malattia contagiosa, è entrata nei palazzi nobiliari, ma lentamente, senza il clamore mediatico che accompagna le decine di compagnie sottocapitalizzate di cui i politici non sentono il bisogno: ormai il circo dello spettacolo è gestito da una struttura di antica composizione, una Tetractys al cui vertice siede Nastasi, che coordina col suo peso anche fisico i numeri due e tre, Del Brocco ed Ammirati, (cioè uniti la Rai) che a loro volta, non avendo responsabilità ma solo soldi da spendere, coordinano i numeri quattro, cinque e sei Leone, Occhipinti, Degli Esposti, (o Habib), realizzando quella perfezione geometrica che costituisce l’armonia per la governatrice leghista del settore, incurante delle aziende che stanno sotto la Tetractys.
La sacra decade, inattaccabile e insostituibile, detiene sia le redini di un settore che non sente più il bisogno di creatività , sia le chiavi per entrare ovunque, a partire dalla porta delle eleggibilità , per poi transitare dai contributi selettivi e terminare il suo cammino nel rigoglioso prato del tax Credit, che è curato dal dio budget e dalla dea eleggibilità e non tollera interferenze, concedendo i suoi favori solo a coloro che si inchinano alle procedure e tralasciano il mercato.
I vertici della decade non si accontentano di determinare gli esiti economici dell’ impresa filmica, ma estendono la loro influenza dai festival di rilievo a quelli modesti, dalle commissioni che contano a quelle che non contano, dai giornali sudditi a quelli che nessuno legge, in modo tale che qualsiasi tentativo di rivolta, un tempo riservato alle associazioni (oggi sedate con Usai e Sbarigia), possa essere stroncato sul nascere.
Eppure la crisi, nonostante la Tetractys, comincia a lambire il territorio dei privilegiati e a ben guardare, senza essere troppo esperti, il motivo è semplice: si può produrre e progredire per anni, pur con i soldi pubblici, senza indovinare mai un film?
Che settore è quello che riserva i suoi frutti a pochissimi e non concede nulla a tutti gli altri?
Che settore è quello che pochi avventurosi avventurieri cavalcano mentre gli altri vengono disarcionati? Si può vivere producendo film mediocri? Nastasi governa, ma il mercato è un’altra cosa e visti gli esiti negativi dell’industria nazionale, oggi qualcuno si è accorto che era necessario, dopo il regno di Franceschini, un riordino del sistema cinema per riportare la gestione delle sovvenzioni a essere complemento della creatività e non strumento di arricchimento personale.