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Giorgio Gosetti

  • Immagine del redattore: Michele Lo Foco
    Michele Lo Foco
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

A cura di Michele Lo Foco.



Da qualche ora non è più tra noi Giorgio Gosetti, che ha lasciato questa terra durante la notte in assoluta tranquillità.


Non è mia abitudine quella di intervenire nella vita delle persone, e chi legge i miei pensieri sa che parlo prevalentemente di lavoro e di errori, talvolta di vere e proprie truffe, soprattutto legate alla concessione del tax credit.


Ma con Gosetti sento di dover fare un'eccezione perché non era un semplice attore di questo mondo dello spettacolo, ma una colonna portante dell'intero sistema.


Innanzitutto Giorgio era stato colpito da una malattia invalidante che con raro senso di realismo riusciva a gestire al punto da renderla quasi una sua caratteristica. Lo ricordo perché confrontarsi con persone sane, per chi non lo è, vuol dire combattere una lotta quotidiana, e Giorgio questa lotta la ha affrontata ogni minuto della sua esistenza.


Nonostante l'handicap, Gosetti riusciva ad essere autorevole e a far sentire il peso della sua professionalità in ogni momento, anche quando le circostanze non gli erano favorevoli o la politica lo considerava un peso.


La sua autorevolezza derivava da una profonda conoscenza del settore dello spettacolo, in particolare del cinema, e della burocrazia che purtroppo, anche ora, ne determina gran parte degli effetti. Conoscere vuol dire non solo sapere chi sono gli autori di cui vale la pena parlare ma anche come descriverli, come portarli di fronte al pubblico, come superare invidie, disagi e malignità.


Ho conosciuto Giorgio quando il ministro Dini mi indicò come membro della Società per la promozione della cinematografia all'estero e vi trovai, da liberale e inesperto, a confronto con due giganti del settore, Gosetti e Luciana Castellina, che conoscevano ogni angolo del mondo e che ho da allora imparato prima ad apprezzare poi ad amare, perché avevano un tale senso di responsabilità verso il paese da rendere inutile qualunque critica.


Gosetti allora prima mi sopportò, poi capì che lo apprezzavo anche se venivo da un'altra scuola e da allora tra di noi c'è sempre stata comprensione e collaborazione e quando ho potuto sono stato dalla sua parte, che voleva dire quella giusta.


Da lungo tempo Giorgio porta sulle sue spalle una importante manifestazione che è cresciuta nel corso degli anni diventando una delle più importanti rassegne cinematografiche e che gli ha consentito di rilassarsi solo quando è stato accompagnato nella direzione artistica da una sua creatura, Gaia Furrer, oggi certamente un'autorità nella individuazione dei film significativi nel mondo.


Mai Giorgio ha riflettuto sui suoi compensi e mai ha pensato di lasciare le Giornate degli Autori anche quando il Ministero non erogava i contributi, ma al contrario ha messo sempre la propria autorevolezza a garanzia di fornitori e professionisti sostituendosi allo Stato.


Le Giornate degli Autori, nell'ambito del Festival di Venezia, sono oggi, oltre ad essere il riflesso fedele di quello che Giorgio Gosetti è stato capace di creare, l'unica manifestazione vera, libera, indipendente e straordinariamente d'arte cinematografica italiana.

 
 
 

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