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500 anni dopo

  • Immagine del redattore: Michele Lo Foco
    Michele Lo Foco
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

A cura di Michele Lo Foco.



"Il Sacco di Roma" del 1527 ebbe inizio il 6 maggio di quell’anno ad opera delle truppe imperiali al soldo di Carlo V d’Asburgo, composte principalmente da lanzichenecchi tedeschi, circa 14.000, oltre che da soldati spagnoli.


È considerato il più brutale degli avvenimenti della storia di Roma.


I lanzichenecchi, cioè servi della terra, erano mercenari di fanteria, reclutati dall’imperatore tra i figli cadetti dei piccoli proprietari terrieri. Una delle caratteristiche del "Sacco di Roma" è che diversamente dai saccheggi usuali che duravano massimo una settimana, durò più di un anno svuotando fino in fondo le casse statali e private e asportando tutte le opere d’arte che avessero un minimo di riconoscibilità.


Dopo 500 anni da quella data funesta si è ripetuto in campo culturale, ovviamente adeguato ai tempi e modi attuali, il "Sacco di Roma" ad opera di speculatori stranieri, che attratti dalle ingenti facilitazioni statali, si sono precipitati nella Capitale dello spettacolo per approfittare della debolezza delle strutture e della incapacità di controllare adeguatamente le richieste di denaro.


Le centinaia di milioni di contributi statali messi a disposizione dallo Stato dei produttori cinematografici e televisivi, senza alcuna capacità selettiva, e modernizzati sotto la sigla tax credit, sono stati abusati da produttori stranieri, finti italiani, ma anche da furfanti specializzati in burocratese senza che nessuno avvertisse il pericolo di una enorme perdita nel bilancio statale e di una costante diminuzione della capacità culturale del paese.


Le caratteristiche del saccheggio, dopo esattamente 500 anni, sono analoghe: la durata della permanenza degli stranieri, la brutalità dell’approccio affaristico, la fragilità delle difese, la mancanza totale di una strategia, la devastazione complessiva del territorio culturale. I lanzichenecchi del giorno d’oggi non sono più vestiti di pelle ed armati con una lunga spada, corsaletto, morione e columbrina, ma sono colletti bianchi avvezzi a farsi strada con lusinghe e stipendi, sono ugualmente arroganti come chi sa di essere più forte, ugualmente indifferenti alle sofferenze arrecate, ugualmente desiderosi di aspirare tutte le risorse disponibili per poi passare ad un altro territorio.


Il nostro paese, dopo 500 anni, senza rendersene conto se non nei rari momenti di lucidità, ridotto sul lastrico da spese militari, incapacità gestionali, sottocapitalizzazione delle imprese e inadeguatezza industriale, subisce nella cultura, nell’arte cinematografica, nei magheggi televisivi il peggior saccheggio mai verificatosi, facilitato in partenza da un Ministro di sinistra ignaro delle conseguenze della Sua legge, e successivamente da un governo di destra distratto e talvolta complice, per il quale il tax Credit è arma propagandistica e non un banale errore strategico e per il quale qualunque schifezza filmica costituisce prova di buona salute del settore.


Come 500 anni fa il sacco di Roma attuale lascerà morti, feriti, rovine fumanti, percorse solo da personaggi capaci di trarre profitto anche dalle carcasse rimaste in abbondanza sul terreno.

 
 
 

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