Le risorse
- Michele Lo Foco
- 4 giorni fa
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Aggiornamento: 2 giorni fa
A cura di Michele Lo Foco.

Non possiamo più sprecare le risorse!
Questa frase così energica e minacciosa viene pronunciata dalla Ragioniera dello Stato che al di là della qualifica, che sa di triste contabilità, è invece una donna giovane e bella. La parola risorse non può non far pensare al cinema e al tax credit, vale a dire a tutti i soldi, in versione contributi, che lo Stato getta giornalmente nel settore e che in pratica non servono, soprattutto ora, quasi a nulla.
Infatti, aggiunge la ragioniera, bisogna concentrare le risorse dove diventano produttive perché ripaghino i sacrifici, e bisogna contare sul senso di responsabilità di ognuno di noi.
Non è un caso che la dottoressa Perrotta sia il membro più autorevole, unitamente all'avvocato Zonno, del Consiglio Superiore della cinematografia e che già da più di un anno, con dichiarazioni a verbale che i vertici del settore fecero finta di non leggere, aveva avvertito che il tax credit era strumento sbagliato e che sarebbe stato necessario modicarlo perché impediva allo Stato una corretta programmazione degli impegni e non era oltretutto meritocratico.
Allora l'avvertimento della Consigliera cadde nel vuoto, perché era ancora in pieno svolgimento la farsa del settore in grande sviluppo, e la Sottosegretaria e Rutelli, Presidente di un'Anica addomesticata, inneggiavano ai risultati eccezionali raggiunti nel mondo dal nostro paese, ignorando che la fama del tax credit, che portava i produttori a venire in Italia, non derivava dal livello industriale ma dal fatto che tutti sapevano che qui da noi i soldi venivano regalati a chiunque, e soprattutto ai gruppi esteri ben accreditati con i vertici.
D’altra parte sia il Mef sia il Mic erano e sono nelle mani della Lega, ed è comprensibile che pur rendendosi conto gli esperti del Tesoro che era in corso il Sacco di Roma e che le casse si stavano svuotando, non intendevano creare un problema al Governo, che già ne aveva a sufficienza.
Ma da allora il peggio non ha smesso di crescere, e le casse si sono realmente svuotate lasciando i piccoli e medi operatori nelle secche dell'indebitamento bancario, con il risultato che il settore si è totalmente arenato consentendo solamente ai gruppi stranieri, e a qualche raro operatore nazionale, di pascolare a piacimento nel territorio del tax credit che, incredibilmente, non è stato modificato nei suoi aspetti più deleteri. Ovviamente, come se non fossero soldi pubblici, anche gli interventi della Rai sono rimasti appannaggio dei gruppi dominanti.
La politica ha preso atto, come non farlo dopo il caso di cronaca di Villa Panfili, del disastro in corso e della assenza di controlli, e chi ne ha pagato le conseguenze, peraltro minime, è stato il direttore Borrelli che essendo quello che conosce meglio la materia è diventato nel corso del tempo lo strumento della delegata per intervenire tecnicamente e far sì che il disastro non fosse visibile ai più.
Credo che con sofferenza, perché chi conosce soffre, il direttore abbia mascherato lo stato delle cose, fino al punto da far credere ai disperati del settore che fosse in corso una specie di rimodellazione del contributo tax credit, mentre qualcuno, opportunamente remunerato, e talvolta direttamente la politica, hanno avvertito i giornali e le trasmissioni televisive di non approfondire il tema se non volevano ritorsioni. L'unico di cui era permesso narrare era il Produttore Iervolino, giovane e avventuroso, capro espiatorio di tutto il settore e non coperto politicamente, che è stato il fumo negli occhi degli osservatori in modo tale che i gruppi dominanti potessero proseguire nelle loro manovre.
Ecco perché ad oggi nessuno più parla di tax credit, di soldi buttati, di fatture false, dei bilanci di Cinecittà, ed ecco perché il nostro cinema va così male: come ho detto più volte Franceschini con le sue norme ha modificato il dna del settore e chi da lui ha imparato a gestire non si è ancora reso conto dei danni provocati in pochi anni.
Forse l'avvertimento della Bella Ragioniera dello Stato sarà in grado di far capire che le risorse statali sono i soldi di tutti noi prima che a Venezia vada in onda la solita sceneggiata mondana.
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